Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio… (6bis)

Palazzo Albertini (ex Casa del Fascio) in Piazza Saffi

Avevo già accennato al fatto che a metà degli anni ’20 l’arch. Luigi Corsini della Soprintendenza di Bologna fu incaricato del restauro della facciata di Palazzo Albertini coinvolgendo l’attiguo palazzo Reggiani. L’architetto ripropose il tema compositivo di Palazzo Albertini nelle due campate di Palazzo Reggiani creando così un unicum a cinque campate esteticamente dal sapore veneziano a causa delle particolari bifore dell’ultimo piano. Inaugurata, anche se incompleta, il 30 ottobre 1927 dal Ministro Luigi Federzoni, sarà rimaneggiata negli interni su progetto dell’architetto milanese Ariodante Bazzero nel 1929, probabilmente introdotto nel forlivese dal Conte Orsi Mangelli per il quale progettò la palazzina uffici del noto stabilimento e Palazzo Orsi Mangelli sito in C.so Diaz.

Il Bazzero inserì un’imponente scalone nel quale vi è una ringhiera in ferro battuto a dir poco straordinaria e, caso ha voluto, ho potuto ammirarla nuovamente durante un sopralluogo con altri tecnici e addetti ai lavori molto di recente.

Fu realizzata dalla storica bottega artigiana dei Fratelli Baldi di Brisighella, indiscussi maestri nell’arte del ferro battuto e che realizzarono tantissime opere sia nel brisighellese ma anche a Forlì, Predappio, Ravenna e altre zone d’Italia.

Arte complessa, dura, faticosa che richiede tanta passione e dedizione e un grande maestro fabbrile, Alessandro Mazzucotelli, così spiegava ai suoi allievi come approcciare questa difficile tecnica:

“Il ferro deve essere trattato come una signora: sembra duro e terribile, ma con un po’ di fuoco diventa tenero come la cera… e quando credete che si ribelli, non si deve trattarlo male e picchiarlo con furia! Si deve prenderlo per il suo verso, accarezzarlo…”.

Pare proprio questo lo spirito con cui i fratelli Baldi, Eugenio, detto Begnamè, e il minore Vittor Ugo, realizzarono la ringhiera dello scalone di Palazzo Albertini dove i singoli pezzi sono uniti con elementi che si agganciano e s’incastrano l’un l’altro o fissati tra loro con anelli o chiodi ribattuti.

I pezzi utilizzati sono tantissimi e sarò un onore oltre che un piacere seguire da vicino il loro restauro…

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (4)

Le sei Medaglie d’Oro dell’Aviazione

Ho l’occasione di poter sfogliare e studiare i documenti dell’Archivio Valle di Roma relativi all’ex Collegio Aeronautico di Forlì, due faldoni stracolmi di carta: appunti, disegni, schizzi, fatture, note, fotografie, pubblicità, pubblicazioni, lettere e telegrammi. In precedenza, avevo avuto modo di gustare le pagine dell’album fotografico sempre ad oggetto il Collegio, dell’Archivio Valle di Roma, e, fra le tante, mi colpisce la foto dell’originaria sala destinata alla biblioteca, ora identificata come la Sala del Mappamondo. L’immagine dell’epoca, 1942, evidenzia la cura straordinaria di ogni dettaglio tipica dei progetti dell’arch. Cesare Valle, dalla pavimentazione, agli arredi, ma anche le suppellettili, le lampade e, sullo sfondo a destra, anche delle sculture che paiono delle maschere.

Queste ultime m’incuriosiscono e cerco fra le migliaia di documenti se vi sono riferimenti trovando un pizzino che riporta: Sei blocchetti di Gandoglio da chiedere alla Divisione della fabbrica del Duomo di Milano delle seguenti dimensioni: N° 5 di cm 56x33x30, N° 1 di cm 58x33x30 per l’esecuzione delle 6 maschere con mensola delle 6 Medaglie d’Oro Oliveti, Nino e Ido Zanetti, Baracca, Zannoni e D’Altri.

Il Gandoglio, o Candoglio, è un particolare marmo la cui cava è utilizzata in esclusiva per il Duomo di Milano per volere di Gian Galeazzo Visconti che, nell’ottobre del 1387, la cedette alla Veneranda Fabbrica, per sostituire il mattone come previsto in origine.

Così, sempre nella documentazione d’archivio, si scopre che per le sei maschere furono incaricati due scultori locali, il forlivese Bernardino Boifava per realizzare le maschere delle Medaglie d’Oro al Valor Militare dell’Aviazione Ivo Oliveti e i fratelli gemelli Ido e Nino Zanetti (in realtà Zannetti), mentre al cesenate Mario Morigi, le altre tre maschere delle altre Medaglie d’Oro Francesco Baracca, Livio Zannoni e William D’Altri. Un particolare, a mio avviso interessante, le sei Medaglie d’Oro sono di aviatori romagnoli, Francesco Baracca di Lugo abbattuto nel corso della Grande Guerra il 19 giugno 1918, Livio Zannoni di Faenza abbattuto nel corso della guerra d’Africa a Dagahbur il 26 dicembre 1935, William D’Altri di Cesena abbattuto nel corso della guerra d’Africa a Lekemti il 26 giugno 1936, Ivo Oliveti nato a Borgo di Forlì morì a Axum, Africa Orientale, il 3 marzo 1936, nel tentativo di salvare il l’equipaggio del so aereo in fiamma, Ido Zannetti di Civitella di Romagna ferito in combattimento aereo nella Guerra di Spagna il 1° novembre 1938 nel cielo di Mora dell’Ebreo, morì in ospedale a Barcellona il 9 dicembre, il gemello Nino Zannetti, morì nei cieli di Littoria (ora Latina) nel marzo del 1941 durante un volo notturno di addestramento.

Se delle tre maschere scolpite dal Morigi non si ha memoria, di quelle del Boifava abbiamo le foto che le ritraggono e furono un dono dello scultore all’architetto Valle.

Chissà che fine avranno fatto?

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (3)

Icaro svelato

Lo scultore romano Francesco Saverio Palozzi scrive una missiva il 4 marzo 1941 all’Illustre Prof. Arch. Cesare Valle con allegata l’immagine della statua di Icaro immaginata per il Collegio Aeronautico di Forlì. Le parole dello scultore chiariscono alcuni dettagli così da poter ricostruire le vicende che hanno riguardato l’Icaro forlivese:“vi rimetto la foto del bozzetto d’idea per la statua progettata per il Collegio aeronautico di Forlì. Pur mantenendo lo schema architettonico dell’altra rappresentante la Vittoria, debbo riconoscere che questa di “Icaro” si addica di più per la maschia figura. Non so se nella foga della modellazione il concetto sia stato da me reso plasticamente; il tema è indicatissimo e sono certo che nella realizzazione in travertino questa figura che si libera dal masso, dalla materia, darà veramente il senso della elevazione…”.

Così, scopriamo che una prima idea vedeva una statua con soggetto la Vittoria e si deduce che fu l’arch. Cesare Valle, progettista del collegio, a suggerire, diversamente, la figura di Icaro; scopriamo ancora che sarebbe dovuta essere di travertino ma così non sarà. Inoltre, il primo Icaro immaginato dal Palozzi ha le mani protese verso il cielo e le ali di modeste dimensioni.

Un’altra lettera sempre del Palozzi e sempre rivolta al progettista Valle, del 24 agosto del 1941, lo informa che “ho già formato il bozzettone e domani allo studio di Monteverde inizierò l’ingrandimento della statua. Mi raccomando a Voi per quel rilievo del basamento che mi è indispensabile per avere la base della statua il più possibile proporzionata. …”.

Nei fatti, però, a Forlì giunse una statua ben diversa dal bozzetto originario e le svariate fotografie dell’epoca lo rappresentano su un piedistallo che ricorda molto la scogliera e le ali lavorate fino ai piedi di Icaro. 

Le immagini dell’epoca ritraggono un Icaro diverso da quello che c’è oggi e per svelare il mistero occorre cercare fra i documenti dell’Archivio Cesare Valle di Roma per scoprire che il primo Icaro era di gesso e non di marmo. Infatti, una copia della fattura dei Fratelli Montenovi, Imballatori di mobilio, marmi e oggetti di belle arti, del 14 ottobre 1941, riporta la dicitura del “Rimballaggio statua gesso opera del Prof. Palozzi, eseguito a Forlì per Pietrasanta, al Collegio Aeronautico <Br. Mussolini>. …”. Dalla stessa fattura par di capire che l’Icaro di gesso fu poi trasferito a Pietrasanta, forse nella sua originaria destinazione, e sostituito con un’altra statua, molto simile ma non identica, di pietra.

A sostegno di detta tesi, un’altra lettera del Palozzi del 22 ottobre 1941, che specifica:

A seguito della decisione presa di voler tradurre la statua per il collegio di Forlì in marmo anziché in travertino come era stato progettato, Vi avverto che il modello non può essere tradotto senza le opportune modifiche di modellato che il marmo richiede. Questa nuova rielaborazione comporta per me un lavoro di rifacimento enorme …”.

Quindi, abbiamo un primo bozzetto, un Icaro di gesso che rimase a Forlì giusto il tempo dell’inaugurazione del complesso e un Icaro di marmo, probabilmente completato nel 1942, che fa ancora bella mostra di se in Piazzale della Vittoria.

(I documenti e le immagini sono tratte dall’Archivio Cesare Valle – Roma)

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (2)

Il Salone del rapporto

Già nel 1934 Renato Ricci, allora Presidente dell’O.N.B., incaricò l’arch. ing. Cesare Valle di progettare un’Accademia Femminile Fascista a Forlì, sulla scia dell’esperienza avviata ad Orvieto. Venne realizzata, ma non completata, ed era composta da un corpo di fabbrica a forma di U, con il fronte principale prospettante su Viale Roma. Nel corso l’idea mutò e del 1939 la Licenza Edilizia n. 6525, ritirata il 17 novembre, con ad oggetto “ampliamento di un fabbricato ad uso Collegio Preaeronautico sito nell’angolo del Viale XXVIII Ottobre (Viale della Libertà, ndr) e Piazzale della Vittoria.”

Inaugurato nel 1941, e dedicato al defunto aviatore Bruno Mussolini, al piano terra i due corpi di fabbrica si collegavano attraverso il Salone del rapporto per come venne identificato nei progetti originari. La foto in bianco e nero rappresenta il salone ai tempi dell’inaugurazione dell’edificio e facile osservare, sullo sfondo, l’ingresso all’edificio da Viale Roma (foto dell’Archivio Valle di Roma). Oggi, non è più possibile questo collegamento perché nel dopoguerra è stato eretta una muratura di separazione e il Salone del rapporto trasformato in palestra.

Da diversi documenti conservati all’Archivio di Stato sappiamo che l’edificio “Ex Collegio Preaeronatico rimase requisito ed occupato dall’Ottobre del 1943 al Giugno 1948 da truppe combattenti e durante la loro permanenza fu completamente devastato. …”; il documento del Municipio di Forlì è datato 3 febbraio 1951 e, nello stesso, si legge che “Nel complesso dell’edificio sono ora allogate cinque scuole: Liceo-Ginnasio, Istituto Magistrale, Istituto Industriale, Scuola Media; Avviamento industriale; occorre, in conseguenza, completare il ripristino della palestra e di alcune altre sale da adibirsi pure a palestra per tutti gli istituti, e provvedere alla riparazione di alcune sale al piano rialzato da adibirsi a laboratori”.

Forlì – La Torre dell’Orologio

Ricordo, da bambino, il cantiere di ricostruzione della Torre dell’orologio, negli anni 1975 e ’76, dopo che i tedeschi fecero crollare l’originale il 9 settembre 1944 e che, rovinando, distrusse il sottostante teatro.

Indubbiamente uno dei simboli della città di Forlì e ancora oggi scandisce coi rintocchi delle campane dell’orologio lo scorrere del tempo di chi abita o frequenta il centro storico.

Se le recenti notizie a riguardo sono facilmente reperibili non altrettanto chiaro, forse, il suo trascorso prima dell’abbattimento.

Così, documenti d’Archivio raccontano che un tal Andrea Zoli Architetto ed Ingegnere del Gran Priorato di Roma, stava seguendo i lavori di “… ampliazione de annessi Teatro ed gli Ufficici di Legazione…” secondo un progetto approvato dal Consiglio Comunale il 12 settembre 1818. I lavori, però, non iniziarono per la scarsità di fondi e il progetto fu “… per la terza volta sanzionato li 13 Marzo 1919…” e le opere vere e proprie ebbero corso dal 2 ottobre 1819. I lavori, però, si interruppero poco dopo per la durata di dieci mesi a causa della mancanza di fondi e ripresero il 28 luglio 1821.

In quell’anno, il 16 ottobre 1821 l’ing. arch. A. Zoli presenta alla Gonfaloneria il progetto di innalzamento della pubblica torre ma solo il 13 agosto 1822 la Gonfaloneria comunica al professionista che il progetto di innalzamento è stato approvato.

I lavori durarono diversi anni perché ancora  nel 1824 non erano terminati e a dircelo un dettagliato resoconto per mano del tecnico che, in quell’anno, elenca tutta una serie di opere da realizzare per completare il lavoro.

Curioso leggere che la sommità della Torre era stata immaginata fosse un Ossrvatorio e lo si scopre sia dai testi d’archivio che dalle tavole di progetto; in particolare si legge “…Spese per la Balaustra di marmo d’Istria a vani aperti per il Parapetto dell’Osservatorio allEstremità della Torre…” che prevedeva “…86 balaustri di detto marmo alti metri 1,50 grossi met. 0,30 …”.

Le tavole di progetto sono molto interessanti dove in una vediamo a confronto la torre com’era prima che fosse innalzata e il suo stato modificato, nell’altra, la sezione verticale complessiva. Il dettaglio acquerellato del dettaglio della sommità della torre è molto suggestivo e indica anche due osservatori intenti nello scrutare la sottostante città.

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (12)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (3)

Dell’ottobre del 1928 il progetto completo dell’Istituto Industriale da realizzarsi in Viale Benito Mussolini. Nei documenti d’archivio, le tavole di progetto complete con allegata relazione tecnica che nell’introduzione ricalca la precedente mentre descrive diversamente i vari piani perché questo secondo progetto è più ampio e corposo. Già nella descrizione generale, sono aggiunti i passi che riporto:

“… Il fabbricato si compone di quattro corpi:

a) Un corpo principale a tre piani lungo il Viale Benito Mussolini nel quale sono ubicate le aule comuni – quelle speciali – gli uffici – i bagni – l’impianto di riscaldamento – il magazzeno generale;

b) Un corpo laboratori dietro al principale;

c) Due corpi ad un piano rialzato alle testate del corpo laboratori lungo le due traverse del Viale che limitano l’area destinata alla Scuola, uno ad uso abitazioni e l’altro ad uso palestra. …”

A seguire, la descrizione più dettagliata dei vari spazi e l’annotazione che la scuola era stata progettata per ospitare 5/600 alunni.

Da segnalare il fatto che nel progetto siano previste anche delle abitazioni, nella relazione sono così descritte:

“… Le abitazioni del direttore e del custode – Il corpo di fabbrica destinato a ricevere tali abitazioni si é ricavato in un piano rialzato posto sopra al magazzeno carboni e modelli, annesso alle fonderie. Esso sorge, come si è detto, lungo una delle traverse del Viale Benito Mussolini, che limitano l’area destinata alla Scuola Industriale. L’appartamento del Direttore si compone di un ingresso, una sala da pranzo, di tre stanze, cucina, bagno servizi. Quello del custode di camere e cucina. …”.

Il progetto è descritto dallo stesso ing. Fuzzi anche a riguardo del fattore estetico e nella relazione si legge:

“… Dati tecnici: Il corpo principale ha un fronte di m. 100 sul Viale Benito Mussolini. Data l’importanza della via lungo la quale il fabbricato dovrà sorgere, si è studiato un prospetto decoroso, pur conservandogli severità e compostezza di linee.

Onde togliere monotonia alla facciata, monotonia altrimenti inevitabile per la sua rilevante lunghezza, si è mosso fortemente il fronte dividendolo in cinque corpi, e dando a quello centrale, ed a quelli terminali, maggiore rilievo.

La linea del fronte posteriore a quella dei fabbricati secondari, pur essendo molto semplice, è intonata al restante fabbricato.

Malgrado la rilevante area occupata l’insieme degli edifici risulta organico e lo spazio disponibile quanto più possibile sfruttato anche per ridurre al minimo la lunghezza dei corridoi. …”.

Comunque, questo progetto, per quanto fosse completo e licenziato, non fu realizzato.

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (11)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (2)

Come anticipato, la scuola Umberto I° crebbe nel tempo e il Municipio forlivese decise, già nel 1927, di incaricare l’ing. Arnaldo Fuzzi per sviluppare il progetto di un nuovo istituto, localizzato in Viale Mussolini (ora Viale della Libertà o Stazione). Nei documenti d’archivio una prima bozza di progetto elaborata dall’ing. Fuzzi composta da una relazione tecnica e alcune tavole tecniche.

Tratta dalla relazione riporto buona parte dell’introduzione:

“… La Scuola Industriale Umberto I° sorge attualmente in un fabbricato assolutamente inadeguato anche dal lato igienico. Furono perciò elaborati in passati vari progetti, tendenti a sistemazioni ed ampliamenti tali, da adeguare i locali alla crescente importanza della scuola. I provvedimenti presi ed i progetti studiati in tal senso, convinsero non essere possibile trovare una soluzione del problema, anche eseguendo ampliamenti a danno di aree e stabili limitrofi, soprattutto per la presenza nelle immediate vicinanze della scola, del Foro Annonario. … Un primo studio fu eseguito per la costruzione del fabbricato, nell’area poi destinata al Setificio Mongelli.Fu in seguito scelto uno degli isolati che venivano a trovarsi disponibili lungo il nuovo viale Benito Mussolini.

L’area destinata al nuovo fabbricato, già utilizzata per alimentare la demolita fornace Ragazzini, è di circa m. 4 più bassa del piano stradale. Col progetto studiato si prevede solo un parziale rinterro di detta depressione in modo da portare il dislivello a m. 3, cosicché, mentre il terreno potrà con sicurezza scolare nelle fogne del viale, il fabbricato risulterà di due piani verso il viale Benito Mussolini, e di tre verso corte. Ed inoltre, dovendo essere i corridoi ricavati verso Nord, e cioè verso il viale, risulta che i locali d’insegnamento essendo verso corte saranno perfettamente igienici ed utilizzati anche al piano terreno. Con ciò nessuno dei vani ricavati risulta inutilizzato. …”

La relazione prosegue con la descrizione dei vari piani e si conclude con la previsione di spesa che ammontava, complessivamente, a £. 4.200.000,00 e il documento è datato 26 novembre 1927.

Allegate alla relazione, anche le piante dei vari piani con tanto di legenda che descrive la destinazione d’uso dei vari ambienti.

Interessante anche l’estratto del Piano Regolatore che individua due edifici scolastici e sono anche i primi previsti nel nuovo viale Mussolini che poi, nei fatti saranno entrambi progettati dall’ing. Fuzzi.

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (1)

La chiave d’ingresso…

Tante le opere pubblicate su riviste specializzate dell’epoca a riguardo degli edifici destinati all’Opera Nazionale Balilla che, nell’ottobre del 1937, fu poi trasformata nella Gioventù Italiana del Littorio.

Difficile aver chiaro quanti edifici furono realizzati, o trasformati, all’uopo, in Italia o all’estero, anche se un tentativo è stato fatto con la pubblicazione La casa e il foro. L’architettura dell’ONB a cura di S. Santuccio, 2005, ma nella stessa è chiarito che non si tratta di un regesto completo ed esaustivo. Per curiosità e ricerca, ho preso copia del volume e ho scoperto che, ai tempi, era tradizione forgiare una chiave speciale per ogni edificio realizzato per l’opera, per poi donarla a Renato Ricci, ideatore e creatore nel 1926 dell’O.N.B.

Non erano chiavi semplici o banali ma anche vere e proprie piccole opere d’arte, firmate da artisti.

Così, nel citato volume, vi sono anche riportate le immagini delle chiavi di accesso di numerosi edifici dell’O.N.B. o G.I.L., ereditate da un parente di Renato Ricci, e c’è compresa anche quella di Forlì ma non quella dell’ex Collegio Aeronautico.

Avendo avuto modo di sfogliare il materiale contenuto nell’Archivio Valle di Roma riguardante l’ex Collegio Aeronautico, non ho trovato la chiave, ma tre scatti fotografici che la ritraggono (totalmente inediti)… chissà, pubblicandole, se qualcuno ha notizie in merito…

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (10)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (1)

Nel Ventennio, grande attenzione fu posta all’istruzione così, di conseguenza, furono costruiti innumerevoli edifici in tutta Italia. Infatti, il primo edificio costruito nell’allora Viale Mussolini, ora Viale della Libertà o della Stazione, fu la scuola elementare “Rosa Maltoni”, dal dopoguerra “Edmondo De Amicis”, su progetto dell’ingegnere forlivese Arnaldo Fuzzi. 

Di fronte, l’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Guglielmo Marconi”, che ai miei tempi era l’Istituto Tecnico Industriale Statale “G. Marconi”, ma per tutti i forlivese era semplicemente l’ITI. La sua storia, però, viene da lontano perché l’istituto ereditò l’esperienza dell’esistente Regia Scuola Industriale “Umberto I”, istituita a Forlì con decreto del 5 luglio 1900, per volere dell’On. Alessandro Fortis, col nome di R. Scuola di Arti e Mestieri “Umberto I”

Insomma, una vicenda lunga più di centovent’anni e, se note le vicende del rinnovato ITI, forse meno il percorso che dall’istituto un tempo sito in angolo fra Piazza Garibaldi (ora Cavour o delle Erbe) e via Carlo Matteucci, porta all’edificio di Viale della Libertà. Ripercorrendolo in sintesi, sappiamo, da alcune pubblicazioni dell’epoca, che i primi direttori furono l’ing. Luigi Andreoni e l’ing. Arturo Savi, e crebbe gradualmente d’importanza tanto che nel 1912 contava 86 allievi. 

In quell’anno, fu chiamato a dirigere la scuola l’ing. Claudio Claudi, appartenente alla grande industria milanese e che aveva già riordinato la Reale Scuola Industriale di Bari. Con Decreto Luogotenenziale del 12 maggio 1918, fu classificata quale Scuola Industriale di II° Grado, cioè di Tirocinio, per Meccanici Elettricisti.

Nel 1924, si istituì, con approvazione ministeriale, un Corso di Avviamento che già nel primo anno contava 46 allievi che raggiunsero il numero di 174 nel 1927-28.

Nel 1927 fu istituito un Corso di Istituto Industriale al quale potevano essere ammessi i Licenziati sia della Scuola Complementare sia del Corso di Avviamento, allo scopo di creare Periti tecnici con le seguenti specializzazioni: Meccanici, Elettrotecnici, Chimici ed Edili. Nel 1927-28 si ebbero 26 allievi e nel 1928-29, 39.

La scuola crebbe e così anche i suoi locali come riportato nelle planimetrie pubblicate.

Ma per rispondere alle rinnovate esigenze di spazi, il Municipio decise, già nel 1927, di incaricare l’ing. Arnaldo Fuzzi che progettò un edificio da realizzarsi ex novo nel Viale Mussolini, di fronte alla scuola elementare, ma di questo vi racconterò prossimamente pubblicando un progetto totalmente inedito…

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio… (9)

Via del Sole

Fino ai primi anni ’30 del novecento, nel centro storico della città non furono operati particolari interventi tali da modificare l’aspetto urbanistico ma con la pubblicazione nel 1927 del Piano Regolatore elaborato dall’ingegnere bolognese Luigi Donzelli, con il supporto grafico dell’ingegnere Elio Danesi, poi approvato nel 1931 per la sola parte riguardante l’intra muros, le cose cambiarono. In detto piano, erano previsti allargamenti di strade, creazione di nuove vie e allineamenti di tracciati ma che, nei fatti, non videro pieno compimento anche perché pochi anni dopo fu elaborato uno studio per un nuovo piano regolatore. Già previsto, però, nel piano del 1931, il nuovo edificio postale in Piazza Saffi e l’allargamento di Corso Mazzini nel tratto in prossimità della piazza stessa.

Se gli interventi avvenuti nel Ventennio che riguardano piazza Saffi sono più o meno noti anche ai non studiosi, forse meno nota la modifica apportata in quella che allora si chiamava Via del Sole, l’attuale Via Pedriali, ovvero il tombinamento del Canale di Ravaldino che in quel tratto era ancora, in parte, a cielo aperto. La notizia degli imminenti lavori di copertura del canale è del 1933 e le due tavole di progetto pubblicate, reperite all’Archivio di Stato di Forlì, a mio avviso interessanti, illustrano il tipo di intervento previsto. Suggestiva la planimetria generale dell’area, Dis. n° 1, che ben descrive lo stato di consistenza degli edifici presenti ai tempi con, in particolare, anche la sagoma del Palazzo Orselli. Nel secondo disegno, più tecnico, la situazione del canale prima che venisse chiuso, con indicati i ponticelli di collegamento fra le abitazioni e la strada.

A corredo, anche una rara fotografia degli anni ’20 ante operam.