Forlì – La Torre dell’Orologio

Ricordo, da bambino, il cantiere di ricostruzione della Torre dell’orologio, negli anni 1975 e ’76, dopo che i tedeschi fecero crollare l’originale il 9 settembre 1944 e che, rovinando, distrusse il sottostante teatro.

Indubbiamente uno dei simboli della città di Forlì e ancora oggi scandisce coi rintocchi delle campane dell’orologio lo scorrere del tempo di chi abita o frequenta il centro storico.

Se le recenti notizie a riguardo sono facilmente reperibili non altrettanto chiaro, forse, il suo trascorso prima dell’abbattimento.

Così, documenti d’Archivio raccontano che un tal Andrea Zoli Architetto ed Ingegnere del Gran Priorato di Roma, stava seguendo i lavori di “… ampliazione de annessi Teatro ed gli Ufficici di Legazione…” secondo un progetto approvato dal Consiglio Comunale il 12 settembre 1818. I lavori, però, non iniziarono per la scarsità di fondi e il progetto fu “… per la terza volta sanzionato li 13 Marzo 1919…” e le opere vere e proprie ebbero corso dal 2 ottobre 1819. I lavori, però, si interruppero poco dopo per la durata di dieci mesi a causa della mancanza di fondi e ripresero il 28 luglio 1821.

In quell’anno, il 16 ottobre 1821 l’ing. arch. A. Zoli presenta alla Gonfaloneria il progetto di innalzamento della pubblica torre ma solo il 13 agosto 1822 la Gonfaloneria comunica al professionista che il progetto di innalzamento è stato approvato.

I lavori durarono diversi anni perché ancora  nel 1824 non erano terminati e a dircelo un dettagliato resoconto per mano del tecnico che, in quell’anno, elenca tutta una serie di opere da realizzare per completare il lavoro.

Curioso leggere che la sommità della Torre era stata immaginata fosse un Ossrvatorio e lo si scopre sia dai testi d’archivio che dalle tavole di progetto; in particolare si legge “…Spese per la Balaustra di marmo d’Istria a vani aperti per il Parapetto dell’Osservatorio allEstremità della Torre…” che prevedeva “…86 balaustri di detto marmo alti metri 1,50 grossi met. 0,30 …”.

Le tavole di progetto sono molto interessanti dove in una vediamo a confronto la torre com’era prima che fosse innalzata e il suo stato modificato, nell’altra, la sezione verticale complessiva. Il dettaglio acquerellato del dettaglio della sommità della torre è molto suggestivo e indica anche due osservatori intenti nello scrutare la sottostante città.

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (12)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (3)

Dell’ottobre del 1928 il progetto completo dell’Istituto Industriale da realizzarsi in Viale Benito Mussolini. Nei documenti d’archivio, le tavole di progetto complete con allegata relazione tecnica che nell’introduzione ricalca la precedente mentre descrive diversamente i vari piani perché questo secondo progetto è più ampio e corposo. Già nella descrizione generale, sono aggiunti i passi che riporto:

“… Il fabbricato si compone di quattro corpi:

a) Un corpo principale a tre piani lungo il Viale Benito Mussolini nel quale sono ubicate le aule comuni – quelle speciali – gli uffici – i bagni – l’impianto di riscaldamento – il magazzeno generale;

b) Un corpo laboratori dietro al principale;

c) Due corpi ad un piano rialzato alle testate del corpo laboratori lungo le due traverse del Viale che limitano l’area destinata alla Scuola, uno ad uso abitazioni e l’altro ad uso palestra. …”

A seguire, la descrizione più dettagliata dei vari spazi e l’annotazione che la scuola era stata progettata per ospitare 5/600 alunni.

Da segnalare il fatto che nel progetto siano previste anche delle abitazioni, nella relazione sono così descritte:

“… Le abitazioni del direttore e del custode – Il corpo di fabbrica destinato a ricevere tali abitazioni si é ricavato in un piano rialzato posto sopra al magazzeno carboni e modelli, annesso alle fonderie. Esso sorge, come si è detto, lungo una delle traverse del Viale Benito Mussolini, che limitano l’area destinata alla Scuola Industriale. L’appartamento del Direttore si compone di un ingresso, una sala da pranzo, di tre stanze, cucina, bagno servizi. Quello del custode di camere e cucina. …”.

Il progetto è descritto dallo stesso ing. Fuzzi anche a riguardo del fattore estetico e nella relazione si legge:

“… Dati tecnici: Il corpo principale ha un fronte di m. 100 sul Viale Benito Mussolini. Data l’importanza della via lungo la quale il fabbricato dovrà sorgere, si è studiato un prospetto decoroso, pur conservandogli severità e compostezza di linee.

Onde togliere monotonia alla facciata, monotonia altrimenti inevitabile per la sua rilevante lunghezza, si è mosso fortemente il fronte dividendolo in cinque corpi, e dando a quello centrale, ed a quelli terminali, maggiore rilievo.

La linea del fronte posteriore a quella dei fabbricati secondari, pur essendo molto semplice, è intonata al restante fabbricato.

Malgrado la rilevante area occupata l’insieme degli edifici risulta organico e lo spazio disponibile quanto più possibile sfruttato anche per ridurre al minimo la lunghezza dei corridoi. …”.

Comunque, questo progetto, per quanto fosse completo e licenziato, non fu realizzato.

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (11)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (2)

Come anticipato, la scuola Umberto I° crebbe nel tempo e il Municipio forlivese decise, già nel 1927, di incaricare l’ing. Arnaldo Fuzzi per sviluppare il progetto di un nuovo istituto, localizzato in Viale Mussolini (ora Viale della Libertà o Stazione). Nei documenti d’archivio una prima bozza di progetto elaborata dall’ing. Fuzzi composta da una relazione tecnica e alcune tavole tecniche.

Tratta dalla relazione riporto buona parte dell’introduzione:

“… La Scuola Industriale Umberto I° sorge attualmente in un fabbricato assolutamente inadeguato anche dal lato igienico. Furono perciò elaborati in passati vari progetti, tendenti a sistemazioni ed ampliamenti tali, da adeguare i locali alla crescente importanza della scuola. I provvedimenti presi ed i progetti studiati in tal senso, convinsero non essere possibile trovare una soluzione del problema, anche eseguendo ampliamenti a danno di aree e stabili limitrofi, soprattutto per la presenza nelle immediate vicinanze della scola, del Foro Annonario. … Un primo studio fu eseguito per la costruzione del fabbricato, nell’area poi destinata al Setificio Mongelli.Fu in seguito scelto uno degli isolati che venivano a trovarsi disponibili lungo il nuovo viale Benito Mussolini.

L’area destinata al nuovo fabbricato, già utilizzata per alimentare la demolita fornace Ragazzini, è di circa m. 4 più bassa del piano stradale. Col progetto studiato si prevede solo un parziale rinterro di detta depressione in modo da portare il dislivello a m. 3, cosicché, mentre il terreno potrà con sicurezza scolare nelle fogne del viale, il fabbricato risulterà di due piani verso il viale Benito Mussolini, e di tre verso corte. Ed inoltre, dovendo essere i corridoi ricavati verso Nord, e cioè verso il viale, risulta che i locali d’insegnamento essendo verso corte saranno perfettamente igienici ed utilizzati anche al piano terreno. Con ciò nessuno dei vani ricavati risulta inutilizzato. …”

La relazione prosegue con la descrizione dei vari piani e si conclude con la previsione di spesa che ammontava, complessivamente, a £. 4.200.000,00 e il documento è datato 26 novembre 1927.

Allegate alla relazione, anche le piante dei vari piani con tanto di legenda che descrive la destinazione d’uso dei vari ambienti.

Interessante anche l’estratto del Piano Regolatore che individua due edifici scolastici e sono anche i primi previsti nel nuovo viale Mussolini che poi, nei fatti saranno entrambi progettati dall’ing. Fuzzi.

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (1)

La chiave d’ingresso…

Tante le opere pubblicate su riviste specializzate dell’epoca a riguardo degli edifici destinati all’Opera Nazionale Balilla che, nell’ottobre del 1937, fu poi trasformata nella Gioventù Italiana del Littorio.

Difficile aver chiaro quanti edifici furono realizzati, o trasformati, all’uopo, in Italia o all’estero, anche se un tentativo è stato fatto con la pubblicazione La casa e il foro. L’architettura dell’ONB a cura di S. Santuccio, 2005, ma nella stessa è chiarito che non si tratta di un regesto completo ed esaustivo. Per curiosità e ricerca, ho preso copia del volume e ho scoperto che, ai tempi, era tradizione forgiare una chiave speciale per ogni edificio realizzato per l’opera, per poi donarla a Renato Ricci, ideatore e creatore nel 1926 dell’O.N.B.

Non erano chiavi semplici o banali ma anche vere e proprie piccole opere d’arte, firmate da artisti.

Così, nel citato volume, vi sono anche riportate le immagini delle chiavi di accesso di numerosi edifici dell’O.N.B. o G.I.L., ereditate da un parente di Renato Ricci, e c’è compresa anche quella di Forlì ma non quella dell’ex Collegio Aeronautico.

Avendo avuto modo di sfogliare il materiale contenuto nell’Archivio Valle di Roma riguardante l’ex Collegio Aeronautico, non ho trovato la chiave, ma tre scatti fotografici che la ritraggono (totalmente inediti)… chissà, pubblicandole, se qualcuno ha notizie in merito…

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio (10)

Dalla Scuola Umberto I° all’Istituto Tecnico (1)

Nel Ventennio, grande attenzione fu posta all’istruzione così, di conseguenza, furono costruiti innumerevoli edifici in tutta Italia. Infatti, il primo edificio costruito nell’allora Viale Mussolini, ora Viale della Libertà o della Stazione, fu la scuola elementare “Rosa Maltoni”, dal dopoguerra “Edmondo De Amicis”, su progetto dell’ingegnere forlivese Arnaldo Fuzzi. 

Di fronte, l’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Guglielmo Marconi”, che ai miei tempi era l’Istituto Tecnico Industriale Statale “G. Marconi”, ma per tutti i forlivese era semplicemente l’ITI. La sua storia, però, viene da lontano perché l’istituto ereditò l’esperienza dell’esistente Regia Scuola Industriale “Umberto I”, istituita a Forlì con decreto del 5 luglio 1900, per volere dell’On. Alessandro Fortis, col nome di R. Scuola di Arti e Mestieri “Umberto I”

Insomma, una vicenda lunga più di centovent’anni e, se note le vicende del rinnovato ITI, forse meno il percorso che dall’istituto un tempo sito in angolo fra Piazza Garibaldi (ora Cavour o delle Erbe) e via Carlo Matteucci, porta all’edificio di Viale della Libertà. Ripercorrendolo in sintesi, sappiamo, da alcune pubblicazioni dell’epoca, che i primi direttori furono l’ing. Luigi Andreoni e l’ing. Arturo Savi, e crebbe gradualmente d’importanza tanto che nel 1912 contava 86 allievi. 

In quell’anno, fu chiamato a dirigere la scuola l’ing. Claudio Claudi, appartenente alla grande industria milanese e che aveva già riordinato la Reale Scuola Industriale di Bari. Con Decreto Luogotenenziale del 12 maggio 1918, fu classificata quale Scuola Industriale di II° Grado, cioè di Tirocinio, per Meccanici Elettricisti.

Nel 1924, si istituì, con approvazione ministeriale, un Corso di Avviamento che già nel primo anno contava 46 allievi che raggiunsero il numero di 174 nel 1927-28.

Nel 1927 fu istituito un Corso di Istituto Industriale al quale potevano essere ammessi i Licenziati sia della Scuola Complementare sia del Corso di Avviamento, allo scopo di creare Periti tecnici con le seguenti specializzazioni: Meccanici, Elettrotecnici, Chimici ed Edili. Nel 1927-28 si ebbero 26 allievi e nel 1928-29, 39.

La scuola crebbe e così anche i suoi locali come riportato nelle planimetrie pubblicate.

Ma per rispondere alle rinnovate esigenze di spazi, il Municipio decise, già nel 1927, di incaricare l’ing. Arnaldo Fuzzi che progettò un edificio da realizzarsi ex novo nel Viale Mussolini, di fronte alla scuola elementare, ma di questo vi racconterò prossimamente pubblicando un progetto totalmente inedito…

Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio… (9)

Via del Sole

Fino ai primi anni ’30 del novecento, nel centro storico della città non furono operati particolari interventi tali da modificare l’aspetto urbanistico ma con la pubblicazione nel 1927 del Piano Regolatore elaborato dall’ingegnere bolognese Luigi Donzelli, con il supporto grafico dell’ingegnere Elio Danesi, poi approvato nel 1931 per la sola parte riguardante l’intra muros, le cose cambiarono. In detto piano, erano previsti allargamenti di strade, creazione di nuove vie e allineamenti di tracciati ma che, nei fatti, non videro pieno compimento anche perché pochi anni dopo fu elaborato uno studio per un nuovo piano regolatore. Già previsto, però, nel piano del 1931, il nuovo edificio postale in Piazza Saffi e l’allargamento di Corso Mazzini nel tratto in prossimità della piazza stessa.

Se gli interventi avvenuti nel Ventennio che riguardano piazza Saffi sono più o meno noti anche ai non studiosi, forse meno nota la modifica apportata in quella che allora si chiamava Via del Sole, l’attuale Via Pedriali, ovvero il tombinamento del Canale di Ravaldino che in quel tratto era ancora, in parte, a cielo aperto. La notizia degli imminenti lavori di copertura del canale è del 1933 e le due tavole di progetto pubblicate, reperite all’Archivio di Stato di Forlì, a mio avviso interessanti, illustrano il tipo di intervento previsto. Suggestiva la planimetria generale dell’area, Dis. n° 1, che ben descrive lo stato di consistenza degli edifici presenti ai tempi con, in particolare, anche la sagoma del Palazzo Orselli. Nel secondo disegno, più tecnico, la situazione del canale prima che venisse chiuso, con indicati i ponticelli di collegamento fra le abitazioni e la strada.

A corredo, anche una rara fotografia degli anni ’20 ante operam.

I cavalli del Palazzo delle Poste…

Si ha notizia che nel Palazzo delle Poste di Forlì, realizzato nei primi anni ’30 del Novecento in Piazza Saffi, dovessero essere messi a dimora anche due gruppi equestri bronzei, come desiderato dal progettista dell’opera, l’accademico ing. arch. Cesare Bazzani. L’edificio fu inaugurato nell’ottobre del 1932 ma le previste statue furono collocate nella primavera dell’anno successivo, nella loro posizione predefinita che è di fronte alle due torrette sommitali, ai lati della facciata. Le statue erano opera dello scultore carrarese (poi trasferitosi a Roma) Bernardo Morescalchi, lo stesso che ideò le Vittorie Alate del Monumento ai Caduti di Piazzale della Vittoria, e la fusione fu affidata alla rinomata Fonderia Marinelli di Firenze. Navigando nel sito pubblico della fonderia, incrocio la notizia che descrive la fusione dei due possenti monumenti equestri con anche le foto dell’epoca: “I due gruppi statuari bronzei realizzati dallo scultore carrarese Bernardo Morescalchi, e fusi dalla Fonderia Marinelli, raffiguranti un cavallo con accanto un messaggero, dovevano sormontare le estremità del coronamento della facciata del Palazzo delle Poste di Forlì, ma per motivi tecnici furono rimossi poco dopo la posa, avvenuta nella primavera del 1933, per essere collocati sopra un analogo edificio postale progettato dal Bazzani a Pescara. È probabile che le due sculture siano state distrutte dall’industria bellica come numerose altre opere metalliche di quella città.” 

Le immagini pubblicate dalla fonderia, riferite ai due gruppi, non trovano però riscontro con le rare foto dell’epoca che rappresentano una delle due sculture poste nel Palazzo delle Poste forlivese, in cui il cavallo non è su due zampe ma poggia su tutte e quattro. Invece, le sculture poste nel Palazzo delle Poste a Pescara, paiono coerenti con quello della foto dell’edificio forlivese…

Non conosco la soluzione a questo piccolo mistero e neanche che fine abbiano fatto i quattro gruppi scultorei, i due a Pescara e i due destinati a Forlì, ma le foto della fonderia Marinelli sono particolarmente suggestive e interessanti perché documentano un fatto forse inedito…

Ampliare casa nel 1823…

Pare fosse molto facile ampliare o modificare un edificio nel 1823.

Siamo a Forlì e negli archivi comunali vi sono documenti anche datati, come quello reperito di recente, dove un tal sig. Tommaso Baccarini fa domanda al Gonfalone della città per poter modificare casa sua, il 14 novembre 1823. Non solo, però, chiede anche che gli venga concesso del terreno di proprietà pubblica, gratis, per poterla anche ampliare vantando il fatto che già in una precedente occasione, la realizzazione di un edificio nel centro di Forlì, in piazza del Duomo, aveva contribuito a meglio ornare il luogo.

Di seguito si riporta il testo che accompagna la tavola pubblicata: “A Sua Eccellenza Sig. Gonfaloniere di Forlì, 14 novembre 1823, Eccellenza Animato Tommaso Baccarini di vero amor patrio avendone dato prova nell’erigere la fabbrica del piazzale del Duomo ad ornamento del luogo; sarebbe disposto in ora d’intraprendere sull’altra piazza di S. Agostino, annesso alla casa di sua abitazione un proseguimento di fabbrica, si fa in dovere di presentare  all’Ecc.Vostra il tipo del quale si vede lo stato attuale sgraziato ed irregolare che trovasi attualmente, con quello che vorrebbe eseguire. In tale emergenza prega l’Eccellenza V.tra a volere accordare gratis il permesso di occupare in linea di mezzodì a tramontana piedi 30 circa d’area del piazzale.

Il 19 novembre 1823, così risponde la gonfaloneria di Forlì: “Avendo verificato sulla faccia del luogo il terreno che chiede di occupare il petente per fare la Fabbrica richiesta, ho rilevato che verrà ad ornare quella parte di piazzale già di S. Agostino, in ora irregolare, e fuori dalla linea dell’abitato, che guarda a ponente, perciò opino sempre subordinatamente all’intiera Commissione, che si debba accordare al medesimo Baccarini ciò che dimanda in detta istanza, giacchè ha dato prova altra volta di essere animato ad ornare quei luoghi della nostra Città ove egli ha intraprese delle Fabbriche.

La Commissione, a sua volta, suggerisce alcune modifiche e scrive: “La Commissione per quanto l’appartiene ha opinato che possa concedersi al Baccarini il richiesto permesso a condizione che nella di cui facciata dal punto segnato in basso A.B. e n° 4 tenga un ordine diverso a quello segnato dal n° 4 al n° 5, onde resti più simetria, e regolare la facciata da costruirsi a ponente.”

L’edificio fu realmente realizzato e si trova nell’attuale Piazza Dante Alighieri, allora S. Agostino, quasi in continuità con la Caserma del Comando Provinciale della Guardia di Finanza…

Casa del Fascio e dell’Ospitalità a Predappio…

Confrontandoci con colleghi e con studiosi, spesso ci si è chiesti perché la casa del fascio a Predappio fosse chiamata anche dell’Ospitalità. Pare, infatti, sia l’unico caso conosciuto in cui oltre alla classica identificazione dell’edificio come “Casa del Fascio” sia stato aggiunto “e dell’Ospitalità”; solitamente, si definiva Casa del Fascio, Palazzo del Fascio o Palazzo del Littorio, senza aggiungere altro.

Forse le ragioni le troviamo in un articolo pubblicato nel 1937, anno dell’inagurazione dell’edificio, su “La Rivista Illustrata del Popolo d’Italia“, a firma di Piero Domenichelli, giornalista che collaborò per diverso tempo con la redazione milanese del quotidiano “Il Popolo d’Italia”.

Riporto un estratto dell’articolo con pubblicata anche la foto a corredo dello stesso, nella quale si notano i residui del cantiere di costruzione.

“Questo semplice e superbo edificio, nel suo stile squisitamente fascista, di chiarezza e di forza che nelle linee particolari o analitiche, come nella sintesi, non esclude una sua nobiltà o una sua caratteristica che vorrremmo chiamare di «Nobiltà rurale», vuole essere la «Casa dell’Ospitalità» non solo dei fascisti di Predappio «ma per tutti coloro che un bisogno dello spirito conduce presso i luoghi così tanto profondamente legati alla vita del Capo» (la citazione in virgolettato si riferisce, con grande probabilità, alle parole pronunciate da Achille Starace, il giorno dell’inagurazione dell’edificio).” 

L’articolo prosegue omaggiando il carattere dei romagnoli soffermandosi, in particolare, sul tema dell’ospitalità e così prosegue:

[La gente di Romagna] Vi offrirà, se venite qui, e qui specialmente, in questa terra di Predappio, così ormai o più che mai intimamente e universalmente rappresentativa, la semplice piada dei sociali ed umani attendamenti pascoliani ma insieme, e per inaffiarla, la nobilissima e dolce Albana d’oro degli splendenti bertinoresi colli dominanti con la Rocca delle Caminate e col Titano di San Marino, tutta la abbagliante e lussureggiante pianura fino all’Adriatico. Verranno dunque gli italiani fascisti a questa Casa del Fascio e dell’Ospitalità e s’incontreranno, come ad una confluenza di riconoscimenti umani o di buona volontà pacifica e operosa, dopo le giustizie inflessibili delle lotte decisive, con i visitatori provenienti da tutti i paesi del mondo. Sarà a tutti aperta ed accogliente questa Casa del Fascio; e perché per ognuno non potrebbe essere l’offerta ospitale o familiare, squisitamente romagnola, dunque, della semplice e saporosa “piè” e dell’Albana d’oro? O, per le giuste preferenze: della piada, insostituibile, fondamentale o essenziale, e del Sangiovese “amor de’ mi paes” per coloro che al dolce di un nettere odoroso ancora di pampini, di sole, di polline, preferiscono la sostanzialità, di contenuta effervescenza, dell’altro vino, denso, rosso, generoso come sangue?…

Forse così si spiega il perché l’edificio sia ricordato come la “Casa del Fascio e dell’Ospitalità”.

Palazzo INAIL, Forlì…

Piazzale della Vittoria a Forlì è un soggetto molto fotografato e la statua di Icaro o il Monumento ai caduti, con i suoi quattro altorilievi posti sui cippi a lato della colonna, la fanno da padrone. Oggetto di un rinnovato interesse anche i diversi edifici realizzati nel Ventennio e che affacciano sia la piazza sia il lungo Viale della Stazione tanto da essere identificati facenti parti il “quartiere razionalista” (espressione non del tutto corretta, ma accettabile per la sintesi).

Così, studiati, indagati e visitati sono l’ex Collegio Aeronautico, l’ex Stazione Agraria, l’ex G.I.L., l’Istituto Tecnico o i due edifici gemelli in testata a Corso della Repubblica, ma poco si sa, o poco si parla, del Palazzo dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL). Quest’ultimo, in parte affaccia sulla piazza e in parte con viale della Stazione ed ha un cortile interno; a ben guardarlo, credo che anch’esso debba essere compreso a pieno titolo all’interno del perimetro del “quartiere razionalista”. Il suo progettista è un tal ing. Gino Cervesi, descritto da alcuni come un minore perché non ebbe particolari incarichi pubblici, ma questa è un’affermazione non vera del tutto. Infatti, ripercorrendo velocemente il trascorso di Gino Cervesi, sappiamo che nasce a Cattolica (1900) e frequenta Ingegneria Edile a Bologna laureandosi nel 1925. Trasferitosi a Forlì, frequenta gli ambienti dell’Azione Cattolica e, fra i primissimi incarichi, quello di progettare il nuovo basamento della colonna della Madonna del Fuoco, monumento inaugurato nel 1928. Suoi i progetti delle chiese di Villanova, San Varano, Villa Grappa, il Santuario della Madonna delle Caminate; ancora il Tempio Votivo a Fiumana di Predappio e la chiesa parrocchiale di Montemaggiore. Nel 1933 partecipa al concorso per il piano regolatore della città di Forlì, con il collega ing. Elio Danesi, col quale ebbe altre sodali collaborazioni, con un progetto dal motto “Madonnina del Fuoco”, selezionato fra i tre vincitori. Attivo anche nella vicina Meldola e in altri comuni limitrofi, nel 1944 riceve l’incarico per il palazzo INAIL ma i documenti conservati in archivio riportano che la domanda per ottenere l’autorizzazione a costruire l’edificio è del 24 gennaio 1948; ottenuta la “Licenza per lavori edili” n° 10315, le opere si completarono sul finire del 1949 ottenendo la dichiarazione di edificio “Abitabile” il 29 dicembre dello stesso anno, per “piani 5 e ambienti 269” di cui 162 a destinazione abitativa. Dalle tavole di progetto sappiamo che al piano terreno vi erano gli ambulatori e locali per terapie oltre agli uffici amministrativi; ai piani superiori, abitazioni di diverse metrature.

Interessante e rappresentativo il disegno prospettico che inquadra l’edificio rapportandolo al Monumento ai Caduti, ben confrontabile con la cartolina databile ai primi anni ’50.

Un dettaglio mi colpisce perché nella prospettiva si notano, alla base della colonna centrale del Monumento ai caduti, i fasci littoti framezzati agli scudi, com’era in origine, ma, nella cartolina, non ci sono più…