
Un altro esempio di edificio razionalista, oggi totalmente in stato di abbandono, con parti crollate e pericolanti, di cui rimane lo scheletro strutturale e che denuncia la totale noncuranza e l’inefficienza dello Stato italiano che ne è proprietario. Pessimo biglietto da visita da mostrare ai tanti villeggianti che passeggiano in spiaggia nella nostra rinomata località balneare.
Fra le varie colonie del litorale adriatico, fu quella più articolata da un punto di vista volumetrico e dalla particolare sagoma del corpo centrale semicircolare da cui si allungano i bracci laterali e l’ingresso.
Progettata dall’architetto romano Mario Loreti nel 1937, fu completata nel 1939, commissionata dalla G.I.L. di Varese e destinata ai balilla e alle giovani italiane; poteva ospitare fino a 800 bambini, c’è che ha scritto anche 1.000, sta il fatto che era oggettivamente imponente.
Il progettista, l’arch. Mario Loreti, poco indagato e conosciuto, fu autore di fortunati alberghi romani, finemente e riccamente arredati che ancora oggi sono in funzione e hanno rimasto un alto grado di originalità. In particolare l’Albergo Atlantico, in via Cavour a Roma, meritò di essere pubblicato nella rivista Architettura e recensito direttamente dall’arch. Marcello Piacentini. Nella stessa via anche l’albergo Mediterraneo, altro esempio di architettura razionalista anch’esso riccamente e finemente arredato all’interno che dimostrano le doti del progettista anche nel campo del design.
A Varese, il Loreti, nel 1935, progettò la Casa del Fascio e curò la sistemazione di Piazza Montegrappa e probabilmente in ragione di questi suoi interventi entrò in contatto con la “Federazione dei Fasci della provincia di Varese” che lo coinvolse per il progetto della colonia romagnola.
Inizialmente fu dedicata a Costanzo Ciano ma con l’entrata in guerra fu presto abbandonata e nei primi mesi del 1944 fu occupata dai tedeschi che la usarono come campo di concentramento, ospedale e carcere. Di quel periodo le cinque grandi croci dipinte, tre nella copertura piana e due nei padiglioni lato mare, per evitare che fosse bersaglio dei bombardamenti aerei.
L’edificio, per questo, non fu danneggiato dagli eventi bellici e negli anni ’60 fu oggetto di un maldestro restauro che non si è mai concluso.
Nel 1970 fu palcoscenico del film “La ragazza di latta” di Marcello Aliprandi e nel 1983 Pupi Avati vi ambientò il film orror “Zeder”…
