Il secondo piano della Stazione di Forlì

            Ricordo quando ero studente e, settimanalmente, assieme ad altri amici, andavamo in stazione per salire su caotiche carrozze per raggiungere chi Bologna o chi, come me, Firenze, per frequentare l’università. Proprio a Firenze, ricordo che a lezione il compianto prof. G. K. Koenig, architetto e design che tanto lavorò anche sui treni, le carrozze pendolari e anche i tram (suo il Jumbo Tram di Milano), spesso assieme all’altro compianto prof. R. Segoni, ci sollecitava a sollevare lo sguardo da terra per guardare in alto, mentre si passeggia nelle città. Così, memore di quel prezioso e semplice insegnamento, mi viene spontaneo guardare gli edifici nel loro sviluppo in alzato, per coglierne le geometrie compositive nella loro interezza, per poi soffermarmi anche sui dettagli. Per questa ragione, mi ha sempre incuriosito che l’edificio della stazione di Forlì, abbia anche un secondo piano sopra i locali passeggeri e degli addetti alle ferrovie. Cercando notizie in merito riapro la “Monografia Industriale di Forlì” pubblicata nel 1926 che dedica numerose pagine al progetto della nuova stazione e, descrivendola, specifica che il secondo piano è adibito ad alloggi. 

Ho sempre avuto la curiosità di visitarlo per verificare se, effettivamente, questi appartamenti fossero stati realizzati o no; così, un po’ per caso e un po’ per fortuna, recentemente sono riuscito ad accedervi e nel frangente mi è stato raccontato che vi erano cinque appartamenti, quattro di questi destinati alle famiglie dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato, e uno, centrale, di rappresentanza, per far soggiornare le personalità. Non si ha prova documentale o testimoniale che l’appartamento di rappresentanza sia stato effettivamente utilizzato ma mi è stato riferito che era riccamente arredato con pavimenti di marmo che però, oggi, non ci sono più. Infatti, al secondo piano non è rimasto più nulla degli appartamenti, vi sono solo i muri portanti e le capriate in vista perché è stato demolito anche tutto il sottotetto che era, molto probabilmente, calpestabile, data la presenza di porte ora tamponate. Il tutto, presumibilmente, per realizzare opere di consolidamento dei solai, alleggerire il carico e aggiungere catene alle capriate di copertura. L’immagine pubblicata, che si riferisce allo stato del salone centrale dell’appartamento di rappresentanza, illustrata lo stato dei fatti. 

Sta il fatto che, affacciandosi alle finestre, si gode di un insolito e sconosciuto panorama ancor più particolare se si sale in una delle due torrette presenti in copertura.

Non ho idea se questi locali abbiano un futuro diverso dal semplice abbandono ma, a mio modesto parere, potrebbero essere locali idonei a ospitare una mostra permanente proprio sulla storia delle ferrovie del forlivese unite alle dismesse tramvie come anche all’edificio stesso della stazione e le imponenti opere d’ingegneria per la sopraelevazione del piano del ferro (espressione usata  nel linguaggio tecnico ferro-tramviario per definire la quota altimetrica dei binari). Tanti sono i documenti fotografici e gli elaborati tecnici a disposizione cui si uniscono vicende insolite e poco conosciute come quella del militare tedesco che era in stazione durante i bombardamenti alleati del 1944 e che riuscì a scattare delle fotografie del disastro procurato dalle esploisoni; tornato in vacanza in Italia a guerra finita, ha voluto lasciare copia di queste rarissime fotografie in una busta, passando in treno per la stazione di Forlì, che oggi sono conservate dagli “Amici del treno”.