Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (4)

Le sei Medaglie d’Oro dell’Aviazione

Ho l’occasione di poter sfogliare e studiare i documenti dell’Archivio Valle di Roma relativi all’ex Collegio Aeronautico di Forlì, due faldoni stracolmi di carta: appunti, disegni, schizzi, fatture, note, fotografie, pubblicità, pubblicazioni, lettere e telegrammi. In precedenza, avevo avuto modo di gustare le pagine dell’album fotografico sempre ad oggetto il Collegio, dell’Archivio Valle di Roma, e, fra le tante, mi colpisce la foto dell’originaria sala destinata alla biblioteca, ora identificata come la Sala del Mappamondo. L’immagine dell’epoca, 1942, evidenzia la cura straordinaria di ogni dettaglio tipica dei progetti dell’arch. Cesare Valle, dalla pavimentazione, agli arredi, ma anche le suppellettili, le lampade e, sullo sfondo a destra, anche delle sculture che paiono delle maschere.

Queste ultime m’incuriosiscono e cerco fra le migliaia di documenti se vi sono riferimenti trovando un pizzino che riporta: Sei blocchetti di Gandoglio da chiedere alla Divisione della fabbrica del Duomo di Milano delle seguenti dimensioni: N° 5 di cm 56x33x30, N° 1 di cm 58x33x30 per l’esecuzione delle 6 maschere con mensola delle 6 Medaglie d’Oro Oliveti, Nino e Ido Zanetti, Baracca, Zannoni e D’Altri.

Il Gandoglio, o Candoglio, è un particolare marmo la cui cava è utilizzata in esclusiva per il Duomo di Milano per volere di Gian Galeazzo Visconti che, nell’ottobre del 1387, la cedette alla Veneranda Fabbrica, per sostituire il mattone come previsto in origine.

Così, sempre nella documentazione d’archivio, si scopre che per le sei maschere furono incaricati due scultori locali, il forlivese Bernardino Boifava per realizzare le maschere delle Medaglie d’Oro al Valor Militare dell’Aviazione Ivo Oliveti e i fratelli gemelli Ido e Nino Zanetti (in realtà Zannetti), mentre al cesenate Mario Morigi, le altre tre maschere delle altre Medaglie d’Oro Francesco Baracca, Livio Zannoni e William D’Altri. Un particolare, a mio avviso interessante, le sei Medaglie d’Oro sono di aviatori romagnoli, Francesco Baracca di Lugo abbattuto nel corso della Grande Guerra il 19 giugno 1918, Livio Zannoni di Faenza abbattuto nel corso della guerra d’Africa a Dagahbur il 26 dicembre 1935, William D’Altri di Cesena abbattuto nel corso della guerra d’Africa a Lekemti il 26 giugno 1936, Ivo Oliveti nato a Borgo di Forlì morì a Axum, Africa Orientale, il 3 marzo 1936, nel tentativo di salvare il l’equipaggio del so aereo in fiamma, Ido Zannetti di Civitella di Romagna ferito in combattimento aereo nella Guerra di Spagna il 1° novembre 1938 nel cielo di Mora dell’Ebreo, morì in ospedale a Barcellona il 9 dicembre, il gemello Nino Zannetti, morì nei cieli di Littoria (ora Latina) nel marzo del 1941 durante un volo notturno di addestramento.

Se delle tre maschere scolpite dal Morigi non si ha memoria, di quelle del Boifava abbiamo le foto che le ritraggono e furono un dono dello scultore all’architetto Valle.

Chissà che fine avranno fatto?

Forlì – ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” (3)

Icaro svelato

Lo scultore romano Francesco Saverio Palozzi scrive una missiva il 4 marzo 1941 all’Illustre Prof. Arch. Cesare Valle con allegata l’immagine della statua di Icaro immaginata per il Collegio Aeronautico di Forlì. Le parole dello scultore chiariscono alcuni dettagli così da poter ricostruire le vicende che hanno riguardato l’Icaro forlivese:“vi rimetto la foto del bozzetto d’idea per la statua progettata per il Collegio aeronautico di Forlì. Pur mantenendo lo schema architettonico dell’altra rappresentante la Vittoria, debbo riconoscere che questa di “Icaro” si addica di più per la maschia figura. Non so se nella foga della modellazione il concetto sia stato da me reso plasticamente; il tema è indicatissimo e sono certo che nella realizzazione in travertino questa figura che si libera dal masso, dalla materia, darà veramente il senso della elevazione…”.

Così, scopriamo che una prima idea vedeva una statua con soggetto la Vittoria e si deduce che fu l’arch. Cesare Valle, progettista del collegio, a suggerire, diversamente, la figura di Icaro; scopriamo ancora che sarebbe dovuta essere di travertino ma così non sarà. Inoltre, il primo Icaro immaginato dal Palozzi ha le mani protese verso il cielo e le ali di modeste dimensioni.

Un’altra lettera sempre del Palozzi e sempre rivolta al progettista Valle, del 24 agosto del 1941, lo informa che “ho già formato il bozzettone e domani allo studio di Monteverde inizierò l’ingrandimento della statua. Mi raccomando a Voi per quel rilievo del basamento che mi è indispensabile per avere la base della statua il più possibile proporzionata. …”.

Nei fatti, però, a Forlì giunse una statua ben diversa dal bozzetto originario e le svariate fotografie dell’epoca lo rappresentano su un piedistallo che ricorda molto la scogliera e le ali lavorate fino ai piedi di Icaro. 

Le immagini dell’epoca ritraggono un Icaro diverso da quello che c’è oggi e per svelare il mistero occorre cercare fra i documenti dell’Archivio Cesare Valle di Roma per scoprire che il primo Icaro era di gesso e non di marmo. Infatti, una copia della fattura dei Fratelli Montenovi, Imballatori di mobilio, marmi e oggetti di belle arti, del 14 ottobre 1941, riporta la dicitura del “Rimballaggio statua gesso opera del Prof. Palozzi, eseguito a Forlì per Pietrasanta, al Collegio Aeronautico <Br. Mussolini>. …”. Dalla stessa fattura par di capire che l’Icaro di gesso fu poi trasferito a Pietrasanta, forse nella sua originaria destinazione, e sostituito con un’altra statua, molto simile ma non identica, di pietra.

A sostegno di detta tesi, un’altra lettera del Palozzi del 22 ottobre 1941, che specifica:

A seguito della decisione presa di voler tradurre la statua per il collegio di Forlì in marmo anziché in travertino come era stato progettato, Vi avverto che il modello non può essere tradotto senza le opportune modifiche di modellato che il marmo richiede. Questa nuova rielaborazione comporta per me un lavoro di rifacimento enorme …”.

Quindi, abbiamo un primo bozzetto, un Icaro di gesso che rimase a Forlì giusto il tempo dell’inaugurazione del complesso e un Icaro di marmo, probabilmente completato nel 1942, che fa ancora bella mostra di se in Piazzale della Vittoria.

(I documenti e le immagini sono tratte dall’Archivio Cesare Valle – Roma)