Forlì – Le trasformazioni nel Ventennio… (8)

La mappa del 1928

Ritengo sempre molto interessante osservare la mappa della città di Forlì pubblicata nel 1928 in allegato al corposo studio di Ettore Casadei “Forlì e dintorni”, indiscusso “manuale” cui tutti gli storici e appassionati del nostro passato non possono non far riferimento, perché esplicativa delle trasformazioni della città.

In particolare, la cartina pubblicata, illustra nel dettaglio lo stato dei fatti e risulta evidente come siano ancora leggibili ampi tratti delle mura medievali nel lato ovest della città, non ancora definitivamente abbattute.

Dal lato opposto, già indicata la nuova stazione e il viale che la congiunge a Piazzale Casalini (ora Piazzale della Vittoria); appena accennato il Setificio Orsi Mangelli, che sviluppandosi occuperà l’intero isolato, compreso l’ancora leggibile Cantiere Benini.

In Corso Vittorio Emanuele II, poi, in testata, la famosa fabbrica Becchi, a ridosso di Porta Cotogni (che cambiò nome in Porta V. Emanuele), di cui si conoscono le vicende fino alla sua dismissione e completa demolizione.

Facile intuire, che nessun intervento invasivo interessò il centro storico mentre fa breccia una lottizzazione destinata alla tipologia delle villette con giardino, a sinistra del Giardino Pubblico, dando inizio all’espansione “extra muros” con piccolo intervento organico.

Un dettaglio salta all’occhio, ed è quel quadratino a fianco del Duomo, in Piazza Ordelaffi, che corrisponde alla statua della Madonna del Fuoco; fu, infatti, nel 1928 che tale monumento fu eretto nuovamente quando era Presidente del “Comitato d’Onore delle feste secolari della Madonna del Fuoco di Forlì” proprio Benito Mussolini. Alcuni, a tal proposito, hanno scritto che tale gesto fu compiuto per lavarsi la coscienza del fatto che fra gli attentatori della statua, un tempo posta in Piazza Maggiore, ci fosse stato pure Mussolini, nel 1909. Non entro nel merito perché non è questo lo scopo dell’articolo, ma per dovere di cronaca, mi pare corretto riportare i fatti raccontati dai rotocalchi del tempo. 

Il 17 ottobre 1909, Il Pensiero Romagnolo, organo di stampa del Partito Repubblicano sotto la direzione di Giuseppe Gaudenzi, così riportava i fatti avvenuti a Forlì:

“All’annunzio della fucilazione di Francisco Ferrer, giovedì mattina la Giunta Comunale faceva innalzare sulla pubblica torre e al balcone del palazzo civico la bandiera abbrunata e deliberava di aderire ufficialmente al comizio indetto per la sera dalla Camera del Lavoro… Verso le sette della sera la Piazza Maggiore incominciò ad affollarsi…”

Vi furono degli scontri con le forze dell’ordine e anche un arrestato, ma la folla eccitata non desisteva dalla protesta così intervenne l’On. G. Gaudenzi, consigliere comunale, per placare gli animi, intrattenendoli con un comizio: seguirono gli interventi di Aurelio Valmaggi e Francesco Bonavita, rappresentanti della Camera del Lavoro, e, infine, di Benito Mussolini a nome dei socialisti.

“… Chiuso senz’alcun incidente il comizio, un gruppo di dimostranti si diresse alla piazza Dante Alighieri, dove ha sede il Vescovado, e si abbandonò a grida e fischi contro il clericalismo. Furono divelti alcuni ciottoli e frantumati i vetri del palazzo vescovile… Frattanto la maggior parte dei dimostranti era rimasta in Piazza Maggiore e si addensava minacciosa sotto il corpo di guardia…”.

“… Centinaia di ragazzi demolivano in un attimo lo steccato che cingeva la colonna della Madonna e accatastato tutto il legname, vi appiccarono fuoco. … Taluni ardimentosi si misero poi, assistiti dalla folla consenziente, a demolire alcune parti della base del monumento della superstizione religiosa. …”.

L’indomani dal vandalico attacco, “…l’Ufficio Tecnico Comunale e il Genio civile costatavano che vi era imminente pericolo per la incolumità pubblica e con distinti rapporti al Sindaco e al Prefetto affermavano recisamente la necessità dello immediato atterramento della colonna.”

La stessa notizia è riportata anche in un trafiletto dell’Avanti del 18 ottobre 1909 che, pur con minor dovizia di particolari, racconta quasi gli stessi fatti concludendo che:

“… I dimostranti tornarono allora al centro, e nella Piazza maggiore cadde e fu incendiata la palizzata che cingeva la vecchia statua della madonna e venne demolito il basamento marmoreo dell’altissima colonna. … L’anacronistico monumento può dunque dirsi caduto sotto l’indignazione popolare.”

Così, per ragioni di sicurezza e/o per ritrosia ideologica, iniziarono i lavori di abbattimento della colonna e la statua della Madonna fu portata il 21 ottobre 1909 nella Chiesa di San Filippo, allora adibita a deposito comunale.