Mi ha sempre affascinato l’Asilo realizzato a Predappio (Alta) perché questo pezzo d’architettura, che si staglia nel paesaggio collinare alle spalle dell’ottocentesca chiesa di S. Maria Assunta, è stato, a mio modesto avviso, un interessante esempio di, semplice, architettura razionalista.
La citata chiesa fu edificata nel 1869 e conserva al suo interno un olio su tela raffigurante l’Assunzione; in merito, una leggenda narra che questa immagine in passato fosse collocata all’entrata della Rocca e i paesani decisero di spostarla, per una più consona collocazione, all’interno della piccola chiesa della Maestà.Durante il tragitto, la tela aumentava di peso e così i fedeli, fermatisi, interpretarono questo segno come il desiderio della Vergine di veder edificata una nuova chiesa, che poi fu realmente edificata.
Dai tanti documenti conservati negli archivi, sappiamo che Predappio (Alta) fu coinvolta da un movimento franoso nell’inverso del ’12-’13, già segnalato da Roberto Almagià nella sua dotta e approfondita pubblicazione, del 1907, che anticipò la segnalazione. Il riattivarsi del fenomeno franoso nel febbraio del 1924, indusse i tecnici del Genio Civile di Forlì a proporre lo spostamento dell’abitato e, così, tutte le attenzioni, anche mediatiche, si spostarono sulla nuova Predappio che vide luce a partire dall’agosto del 1925, anno della sua fondazione. La primigenia Predappio, calò d’interesse sui rotocalchi e notiziari ma, in realtà, così non fu nei fatti, tanto che si costruirono case popolari, scuole e, anche, nel 1935, il “simpatico” e composto asilo infantile. Scopriamo, di recente, che furono sviluppati almeno due diversi progetti per l’asilo, dall’allora tecnico comunale geom. Adolfo Costa e caso vuole che si sia ritrovato anche lo sconosciuto primigenio progetto che, volentieri, pubblico per intero. Fu, poi, decisa una variante che vide lo spostamento degli emicicli cilindrici, inizialmente immaginati in facciata, riposizionati sui lati.
In generale, la scansione dei volumi e le importanti vetrate, cui si aggiunge una particolare semplicità distributiva, lo rende opera semplice ma mirevole.
Nel dopoguerra, fu eliminato il terrazzo, pensato inizialmente per l’elioterapia, ampliando l’edificio, così da compromettere il come fu, inizialmente, concepito.
Documenti e immagini, per fortuna, lo raccontano nella sua originaria concezione…
Quest’anno, l’amministrazione comunale di Predappio ha deciso di dedicare il prossimo calendario del 2020 al tema monografico delle architetture progettate dall’ing. arch. Florestano Di Fausto, poi anche realizzate, proprio a Predappio, nel biennio 1926-28. Fu, infatti, il più attivo professionista nella costruenda nuova Predappio perché ebbe l’occasione di metter mano a un numero considerevole di opere ma, soprattutto, ne definì il suo impianto urbanistico e distributivo.
Ma chi era F. Di Fausto e come finì proprio a Predappio?
Anche se manca, a tutt’oggi, un regesto completo ed esaustivo relativo alla vasta opera del Di Fausto, nell’arco temporale tra il 1916 e il 1965, anno della sua stessa scomparsa, lo sappiamo essere stato autorevole interpretare del complesso tema della modernità. Infatti, nel luglio 1941 sulla rivista Architettura, della quale ricorreva il ventennale dalla sua prima uscita, il direttore, l’architetto Marcello Piacentini, volle sottolineare l’evento con il bilancio di cosa, proprio in quegli ultimi venti anni, fosse stato realizzato, in Italia e all’estero, in campo architettonico e urbanistico. Fra i segnalati, una sessantina in tutto, anche l’arch. ing. F. Di Fausto per il suo progetto dell’Albergo e Teatro Uaddàn a Tripoli. Ma, nonostante questa prestigiosa citazione, nel dopoguerra se ne perse memoria; sicuramente la ragione principale di questa lacuna si deve al fatto che il maggior numero dei progetti, realizzati da quest’architetto, si trova all’estero, in particolare nelle isole del Dodecaneso, nella cosiddetta Tripolitania e in Albania, infine in importanti città estere, quali Belgrado, Il Cairo, Ankara e Algeri, oltre a altre.
Formatosi a Roma, frequentando l’Accademia di Belle Arti e laureandosi, poi, pure in ingegneria civile nel 1922, proprio negli anni ’20 Di Fausto iniziò una collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, molto probabilmente per interessamento di Giacomo Barone Russo, capo di gabinetto di quello stesso dicastero nel neonato governo Mussolini. Fra i primi incarichi diversi progetti a Rodi, nel Dodecaneso, progetti che spaziarono dal recupero e restauro dell’antico centro cittadino fino alla realizzazione di una serie di nuovi edifici e sistemazioni urbanistiche; tale impegno si concluse nel 1927 anche a seguito di rapporti più difficili con il Governatore di Rodi, Mario Lago. Fu allora che Giacomo Paulucci di Calboli Barone, ora così denominato dopo il matrimonio con una discendente dell’antica, nobile famiglia forlivese, incaricato da Benito Mussolini di seguire i lavori della costruenda nuova Predappio, la cui edificazione era iniziata nel 1925, coinvolse Di Fausto in questa nuova impresa.
I numerosi documenti d’archivio riportano, infatti, che ai primi di maggio del ‘26 accompagnò Di Fausto a Predappio perché esaminasse i progetti già sviluppati dal Genio Civile di Forlì, magari apportandovi quelle modifiche che ritenesse necessarie per una maggiore rispondenza alle nuove correnti moderniste.
Va ricordato che per l’edificazione della nuova Predappio nei pressi dell’esistente borgo di Dovìa, era stato deciso di ristrutturare Palazzo Varano, quale sede degli uffici comunali, di realizzare sei edifici residenziali plurifamiliari, le cosiddette “case economiche”, poi una caserma dei Carabinieri, una scuola elementare e un ufficio postelegrafonico: in tutto nove edifici. A questi progetti, gestiti e finanziati direttamente da Roma, si era aggiunto un altro edificio con alloggi popolari per i residenti, anch’esso già in fase di costruzione; edificio solitamente ricordato come “Casa Becker” perché finanziato da una donazione privata di Sir Walter Frederick Becker, armatore inglese, sostenitore del governo Mussolini.
Così, Di Fausto, mise mano alle costruzioni in fase di realizzazione nella nuova Predappio. Il suo contributo riguardò prevalentemente l’aspetto estetico: in tutti gli edifici vennero eliminate le decorazioni di cornice alle aperture, quindi furono linearizzati i prospetti con riquadri regolari, aumentati gli sporti di gronda, infine aggiunti balconcini e porticati.
L’apporto dell’architetto si estese pure al progetto complessivo del nuovo centro urbano, da egli immaginato come una vera e propria città giardino: ecco, allora, una tavola d’insieme nella quale Di Fausto propose una piazza coronata da una serie di edifici a destinazione pubblica e in sfondo, in asse con il viale centrale, una chiesa; nello stesso disegno anche una Scalea in diagonale per collegare Palazzo Varano alla piazza. Personalmente Mussolini approvò e firmo l’intero progetto.
Nei primi mesi del 1927 arrivò la conferma di altre costruzioni realizzabili a Predappio Nuova, così rinominata per decreto. Nello specifico fu deciso di dar corso all’edificazione del Mattatoio, del Mercato del bestiame, del Mercato dei viveri e dell’Asilo “Rosa Maltoni” con annessa chiesa di Santa Rosa da Lima: quest’ultimo complesso resta, forse, la migliore realizzazione predappiese di Di Fausto che, comunque, assolse l’incarico progettuale di tutti questi ultimi fabbricati, ai quali presto si aggiunse il progetto del rinnovato cimitero di San Cassiano in Pennino, progetto, poi, modificato dai tecnici del Genio Civile che mantennero l’originario impianto della facciata d’ingresso e lo schema compositivo generale.
In conclusione, il Di Fausto intervenne a Predappio sugli undici edifici ideati dai tecnici del Genio Civile di Forlì, in fase di esecuzione, e progettò di suo pugno altri cinque interventi, compreso lo studio del cimitero.
Considerando che in Italia le opere realizzate a firma di Di Fausto sono in tutto circa una trentina, delle quali ben sedici a Predappio, possiamo asserire che il paese romagnolo ospita un patrimonio davvero unico e di valore per la storia dell’architettura italiana.