Ampliare casa nel 1823…

Pare fosse molto facile ampliare o modificare un edificio nel 1823.

Siamo a Forlì e negli archivi comunali vi sono documenti anche datati, come quello reperito di recente, dove un tal sig. Tommaso Baccarini fa domanda al Gonfalone della città per poter modificare casa sua, il 14 novembre 1823. Non solo, però, chiede anche che gli venga concesso del terreno di proprietà pubblica, gratis, per poterla anche ampliare vantando il fatto che già in una precedente occasione, la realizzazione di un edificio nel centro di Forlì, in piazza del Duomo, aveva contribuito a meglio ornare il luogo.

Di seguito si riporta il testo che accompagna la tavola pubblicata: “A Sua Eccellenza Sig. Gonfaloniere di Forlì, 14 novembre 1823, Eccellenza Animato Tommaso Baccarini di vero amor patrio avendone dato prova nell’erigere la fabbrica del piazzale del Duomo ad ornamento del luogo; sarebbe disposto in ora d’intraprendere sull’altra piazza di S. Agostino, annesso alla casa di sua abitazione un proseguimento di fabbrica, si fa in dovere di presentare  all’Ecc.Vostra il tipo del quale si vede lo stato attuale sgraziato ed irregolare che trovasi attualmente, con quello che vorrebbe eseguire. In tale emergenza prega l’Eccellenza V.tra a volere accordare gratis il permesso di occupare in linea di mezzodì a tramontana piedi 30 circa d’area del piazzale.

Il 19 novembre 1823, così risponde la gonfaloneria di Forlì: “Avendo verificato sulla faccia del luogo il terreno che chiede di occupare il petente per fare la Fabbrica richiesta, ho rilevato che verrà ad ornare quella parte di piazzale già di S. Agostino, in ora irregolare, e fuori dalla linea dell’abitato, che guarda a ponente, perciò opino sempre subordinatamente all’intiera Commissione, che si debba accordare al medesimo Baccarini ciò che dimanda in detta istanza, giacchè ha dato prova altra volta di essere animato ad ornare quei luoghi della nostra Città ove egli ha intraprese delle Fabbriche.

La Commissione, a sua volta, suggerisce alcune modifiche e scrive: “La Commissione per quanto l’appartiene ha opinato che possa concedersi al Baccarini il richiesto permesso a condizione che nella di cui facciata dal punto segnato in basso A.B. e n° 4 tenga un ordine diverso a quello segnato dal n° 4 al n° 5, onde resti più simetria, e regolare la facciata da costruirsi a ponente.”

L’edificio fu realmente realizzato e si trova nell’attuale Piazza Dante Alighieri, allora S. Agostino, quasi in continuità con la Caserma del Comando Provinciale della Guardia di Finanza…

Casa del Fascio e dell’Ospitalità a Predappio…

Confrontandoci con colleghi e con studiosi, spesso ci si è chiesti perché la casa del fascio a Predappio fosse chiamata anche dell’Ospitalità. Pare, infatti, sia l’unico caso conosciuto in cui oltre alla classica identificazione dell’edificio come “Casa del Fascio” sia stato aggiunto “e dell’Ospitalità”; solitamente, si definiva Casa del Fascio, Palazzo del Fascio o Palazzo del Littorio, senza aggiungere altro.

Forse le ragioni le troviamo in un articolo pubblicato nel 1937, anno dell’inagurazione dell’edificio, su “La Rivista Illustrata del Popolo d’Italia“, a firma di Piero Domenichelli, giornalista che collaborò per diverso tempo con la redazione milanese del quotidiano “Il Popolo d’Italia”.

Riporto un estratto dell’articolo con pubblicata anche la foto a corredo dello stesso, nella quale si notano i residui del cantiere di costruzione.

“Questo semplice e superbo edificio, nel suo stile squisitamente fascista, di chiarezza e di forza che nelle linee particolari o analitiche, come nella sintesi, non esclude una sua nobiltà o una sua caratteristica che vorrremmo chiamare di «Nobiltà rurale», vuole essere la «Casa dell’Ospitalità» non solo dei fascisti di Predappio «ma per tutti coloro che un bisogno dello spirito conduce presso i luoghi così tanto profondamente legati alla vita del Capo» (la citazione in virgolettato si riferisce, con grande probabilità, alle parole pronunciate da Achille Starace, il giorno dell’inagurazione dell’edificio).” 

L’articolo prosegue omaggiando il carattere dei romagnoli soffermandosi, in particolare, sul tema dell’ospitalità e così prosegue:

[La gente di Romagna] Vi offrirà, se venite qui, e qui specialmente, in questa terra di Predappio, così ormai o più che mai intimamente e universalmente rappresentativa, la semplice piada dei sociali ed umani attendamenti pascoliani ma insieme, e per inaffiarla, la nobilissima e dolce Albana d’oro degli splendenti bertinoresi colli dominanti con la Rocca delle Caminate e col Titano di San Marino, tutta la abbagliante e lussureggiante pianura fino all’Adriatico. Verranno dunque gli italiani fascisti a questa Casa del Fascio e dell’Ospitalità e s’incontreranno, come ad una confluenza di riconoscimenti umani o di buona volontà pacifica e operosa, dopo le giustizie inflessibili delle lotte decisive, con i visitatori provenienti da tutti i paesi del mondo. Sarà a tutti aperta ed accogliente questa Casa del Fascio; e perché per ognuno non potrebbe essere l’offerta ospitale o familiare, squisitamente romagnola, dunque, della semplice e saporosa “piè” e dell’Albana d’oro? O, per le giuste preferenze: della piada, insostituibile, fondamentale o essenziale, e del Sangiovese “amor de’ mi paes” per coloro che al dolce di un nettere odoroso ancora di pampini, di sole, di polline, preferiscono la sostanzialità, di contenuta effervescenza, dell’altro vino, denso, rosso, generoso come sangue?…

Forse così si spiega il perché l’edificio sia ricordato come la “Casa del Fascio e dell’Ospitalità”.

Palazzo INAIL, Forlì…

Piazzale della Vittoria a Forlì è un soggetto molto fotografato e la statua di Icaro o il Monumento ai caduti, con i suoi quattro altorilievi posti sui cippi a lato della colonna, la fanno da padrone. Oggetto di un rinnovato interesse anche i diversi edifici realizzati nel Ventennio e che affacciano sia la piazza sia il lungo Viale della Stazione tanto da essere identificati facenti parti il “quartiere razionalista” (espressione non del tutto corretta, ma accettabile per la sintesi).

Così, studiati, indagati e visitati sono l’ex Collegio Aeronautico, l’ex Stazione Agraria, l’ex G.I.L., l’Istituto Tecnico o i due edifici gemelli in testata a Corso della Repubblica, ma poco si sa, o poco si parla, del Palazzo dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL). Quest’ultimo, in parte affaccia sulla piazza e in parte con viale della Stazione ed ha un cortile interno; a ben guardarlo, credo che anch’esso debba essere compreso a pieno titolo all’interno del perimetro del “quartiere razionalista”. Il suo progettista è un tal ing. Gino Cervesi, descritto da alcuni come un minore perché non ebbe particolari incarichi pubblici, ma questa è un’affermazione non vera del tutto. Infatti, ripercorrendo velocemente il trascorso di Gino Cervesi, sappiamo che nasce a Cattolica (1900) e frequenta Ingegneria Edile a Bologna laureandosi nel 1925. Trasferitosi a Forlì, frequenta gli ambienti dell’Azione Cattolica e, fra i primissimi incarichi, quello di progettare il nuovo basamento della colonna della Madonna del Fuoco, monumento inaugurato nel 1928. Suoi i progetti delle chiese di Villanova, San Varano, Villa Grappa, il Santuario della Madonna delle Caminate; ancora il Tempio Votivo a Fiumana di Predappio e la chiesa parrocchiale di Montemaggiore. Nel 1933 partecipa al concorso per il piano regolatore della città di Forlì, con il collega ing. Elio Danesi, col quale ebbe altre sodali collaborazioni, con un progetto dal motto “Madonnina del Fuoco”, selezionato fra i tre vincitori. Attivo anche nella vicina Meldola e in altri comuni limitrofi, nel 1944 riceve l’incarico per il palazzo INAIL ma i documenti conservati in archivio riportano che la domanda per ottenere l’autorizzazione a costruire l’edificio è del 24 gennaio 1948; ottenuta la “Licenza per lavori edili” n° 10315, le opere si completarono sul finire del 1949 ottenendo la dichiarazione di edificio “Abitabile” il 29 dicembre dello stesso anno, per “piani 5 e ambienti 269” di cui 162 a destinazione abitativa. Dalle tavole di progetto sappiamo che al piano terreno vi erano gli ambulatori e locali per terapie oltre agli uffici amministrativi; ai piani superiori, abitazioni di diverse metrature.

Interessante e rappresentativo il disegno prospettico che inquadra l’edificio rapportandolo al Monumento ai Caduti, ben confrontabile con la cartolina databile ai primi anni ’50.

Un dettaglio mi colpisce perché nella prospettiva si notano, alla base della colonna centrale del Monumento ai caduti, i fasci littoti framezzati agli scudi, com’era in origine, ma, nella cartolina, non ci sono più…

SILENCE.

Pubblico molto volentieri questo lavoro realizzato da mia figlia Rachele, elaborato per l’esame di “Fotografia e post-produzione”, sostenuto qualche giorno fa all’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) con ottimi risultati…

Il tema dell’architettura moderna mi è particolarmente caro come altrettanto caro è lo studio del patrimonio esistente costruito fra le due guerre mondiali. Sappiamo bene, purtroppo, che molto di questo patrimonio architettonico realizzato durante il Ventennio è in stato di degrado e abbandono così, le foto realizzate recentemente da Rachele alla Colonia Montecatini e alla Colonia Varese di Milano Marittima, lo raccontano, a mio avviso, egregiamente. Mi sono permesso di eliminare i testi a corredo del lavoro, anche perché sulle citate colonie ho pubblicato due blog in questo sito, a cui rimando per eventuali approfondimenti…

Grazie per la dedica, un abbraccio…

Forlì… 24 settembre 1813

Pianta della Piazza di Forlì – 1813

Fra qualche giorno, la tavola che rappresenta la “Pianta della Piazza di Forlì”, compirà 207 anni.

Nell’insieme, ci racconta, in una sapiente e raffinata rappresentazione grafica, un’inedita Piazza Saffi (per come si chiama oggi) con i nomi delle famiglie che abitavano, o erano proprietarie (forse entrambe), dei palazzi che vi si affacciano, oltre a riportare la toponomastica di allora. Così, si scopre, o si ha conferma che, iniziando dall’alto a sinistra si legge, in senso oraio; Sig.ri Fratelli Pantoli (edificio demolito a metà degli anni ’30 del ‘900 per far posto all’edificio degli Uffici Statali; alcuni scrivono e pensano che fosse al posto dell’edificio postale ma, forse, occorrerebbe rivisitare l’affermazione), Strada di S. Pietro (oggi C.so G. Mazzini), Sig. Sigismondo Castellini (demolito nei primi anni ’30 del ‘900 per far posto all’edificio delle poste e telegrafi), Via Masini (sparita per far posto all’edificio postale citato), Sig. Antonio Matteucci (edificio demolito per far posto al citato edificio postale e alla piazzetta limitrofa; oggi Piazzetta delle Poste), Via Paolucci (oggi via dei Filergiti), Palazzo Paolucci, Via Grande (oggi Largo de Calboli), San Mercuriale (da notare lo spazio antistante l’ingresso principale, circoscritto e, probabilmente, recintato o, quantomeno, confinato e perimetrato), Ufficio del Registro e delle Ipoteche (poi “restaurato” a chiostro della chiesa), Intendenza di Finanza (demolito e ricostruito nei primi anni ’40 del ‘900), Via Stalaccia (poi via delle Stallaccie e, oggi, via J. Allegretti), Sig.ri Fratelli Serughi (edificio “restaurato” a metà degli anni ’60 del ‘900), Strada Cottogni (poi C.so Vittorio Emanuele e, oggi, c.so della Repubblica), Giovanni Aziani (demolito verso la seconda metà degli anni ’30 del ‘900 per far posto all’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale; ora, al piano terra, negozi e uffici bancaria e, ai piani superiori, uffici e abitazioni), Via Baratti, Chiesa del Suffragio, Via Suffragio (ora via Volturno), Sig. Virgislao (?) Francia (poi palazzo Talenti-Framonti; oggi, ristrutturato, è sede dell’Eataly), Palazzo Mangielli (poi, ancora, palazzo Talenti-Framonti; oggi, ristrutturato, è sede dell’Eataly), Sig. Stefano Francia (in parte, poi, Palazzo Reggiani; ri-accorpato a metà degli ani ’20 del ‘900 e, ora, Palazzo Albertini), Sig. Giacomo Balducci (oggi noto come Palazzo del Podestà), Strada di Ravaldino (oggi C.so A. Diaz), Botteghe della Beneficenza, Strada di Schiavonia (oggi C.so G. Garibaldi), “Arco Reale” (non più esistente), Palazzo Comunale e Via delle Torri… 

Al centro della piazza, in un’isola ellissoidale, il monumento della Madonna del Fuoco, patrona della città, che funge da baricentro al disegno della pavimentazione rafforzato dalla presenza di quattro spicchi che raccordano il dissimmetrico perimetro della piazza. A coronamento, una lunga serie di lampioni di cui si ha anche traccia in vecchie cartoline, o fotografie.

Particolare, ancora, la descrizione dei profili disegnati sulla parte destra: I. Profilo di Livellazione della linea del Rigagnolo dall’Arco Reale al Suffragio – II. Profilo di Livellazione della linea del Rigagnolo dal Suffragio a S. Mercuriale – III. Profilo di Livellazione della linea del Rigagnolo da S. Mercuriale – IV. Profilo di Livellazione dall’Arco Reale al Cantoe del Gallo lungo una linea distante 6. metri dal principio del Portico del Palazzo Comunale – V. Profilo di Livellazione della Diagonale del Cantone del Gallo al Suffragio – VI. Profilo di Livellazione della Diagonale dall’Arco Reale alla Chiesa di S. Mercuriale.